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VIVERE LA SCUOLA |
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Progettare per la pace | |||
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Stili di apprendimento | |||
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Il "cooperative learning" | |||
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Come si fa la "Didattica Breve" | |||
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Orientamenti utili per la "crescita" di un gruppo di lavoro | |||
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Modalità di animazione di un gruppo di lavoro | |||
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Un percorso per definire il codice deontologico | |||
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A proposito dei piani di studio personalizzati | |||
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Progettare
per la pace
Ai nostri giorni, in cui l’opzione a un
aperto
uso delle armi viene percepita come una necessità fatale, le
scuole avvertono più fortemente l’urgenza di mettersi all’opera per
avvalorare il tipo di cultura che promuove la pace.
In risposta a questa esigenza diffusamente
condivisa, vengono qui abbozzati alcuni punti fermi orientativi,
all’interno dei quali potrebbe muoversi il lavoro di progettazione
delle scuole che intendono attivarsi in tal senso.
A noi appare prioritario avviare il discorso
sugli orientamenti da seguire per la progettazione riconoscendo che le
radici della pace affondano nella consapevolezza intellettuale e morale
che ciascuno ha di sé, delle proprie responsabilità, dei propri
diritti e doveri rispetto alla società e all’umanità. Infatti, le
modalità con cui ciascuno entra in relazione con gli altri, gestisce ed
elabora le proprie esperienze sono esse stesse espressione di un tipo di
cultura, aperta o no, al valore centrale della pace. Proprio tale
consapevolezza morale ed intellettuale si pone, a nostro giudizio,
come obiettivo guida per i progetti
finalizzati alla costruzione ed alla diffusione della cultura della
pace. Ovviamente, tali progetti possono implicare
percorsi e modelli
di intervento differenziati, tutti potenzialmente efficaci anche se
diversi, che non dovrebbero, in ogni caso,
prescindere dai seguenti vincoli: i progetti di educazione alla pace
Sul
contesto di apprendimento si puntualizza che esso dovrebbe possedere
alcune caratteristiche generali ben precise:
Relativamente ai sopra richiamati rapporti di
relazione del locale con il globale e del vicino con il lontano, si
precisa che è necessario cogliere tali connessioni, per
non ignorare le caratteristiche precipue delle società
occidentali moderne e rispondere alle sfide di carattere planetario che
si presentano nel nuovo millennio.
E’ altresì
ineludibile un’integrazione forte del presente con il passato
per conoscere le origini e le responsabilità dei problemi tuttora
irrisolti, che agitano gli scenari contemporanei. Tale integrazione
dovrebbe anche consentire la rimozione di certi pregiudizi, ereditati
dal passato, diffusamente presenti nella cultura attuale. Ad esempio, il
pregiudizio della inevitabile necessità della guerra, caro alla cultura polemologica
ed indubbiamente insidioso, in quanto attenua l’impegno nella ricerca
di soluzioni alternative all’uso delle armi.
All’incontro
con la storia che, per le suddette ragioni, si potrebbe considerare
l’area disciplinare privilegiata, dovrebbe affiancarsi lo studio delle
possibili soluzioni legislative ed economiche da seguire per superare
l’attuale situazione di squilibrio tra paesi ricchi e paesi poveri.
Non va, comunque, escluso il coinvolgimento degli altri ambiti
disciplinari, perché i mezzi per educare alla pace vanno cercati
ovunque e qualsiasi disciplina può offrire i propri contributi.
E’
pure da tenere presente l’importanza di una conoscenza non
superficiale della nostra Carta Costituzionale, della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’uomo e del cittadino e della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione Europea, dove vengono formulati i
concetti basilari della convivenza autenticamente pacifica e civile. In
un tempo come il nostro, di preoccupante relativismo e di perniciosa
ignoranza, viaggiare all’interno dei testi citati significa
incontrarsi con le aspirazioni, gli ideali e le garanzie da cui partire
per progettare il futuro in termini di certezze etiche e civili.
Infatti, educare alla pace ha senso
se e solo se ciascuno si convince che il futuro del mondo si
costruisce con le nostre decisioni e con le nostre scelte, che dobbiamo
volere al più alto livello di responsabilità per noi stessi e per gli
altri. Giustizia, solidarietà, dignità umana, libertà, tolleranza,
uguaglianza, parole chiave
nella Costituzione Italiana e nelle Carte internazionali dei diritti
dovranno assumere spessore adeguato anche per gli allievi e regolare la
loro vita di relazione.
Note sui contenuti e sulle
metodologie da utilizzare
A
parte l’indicazione, peraltro ovvia, secondo cui, per educare alla
pace, occorre attingere non a qualunque sapere, ma a quello elaborato
dai costruttori di pace, riteniamo che sia del tutto fuori luogo dare
indicazioni rigidamente vincolanti in
ordine ai contenuti da trattare. Certo, le conoscenze appropriate
costituiscono una condizione indispensabile, ma è esperienza comune
constatare che ciò che impedisce lo sviluppo della pace non sono
soltanto le carenze di tipo cognitivo. Infatti, oggi forse più che in
passato, le conoscenze, non di rado sovrabbondanti, assumono la
caratteristica di informazioni frammentarie che restano in superficie
senza penetrare nella coscienza e senza produrre gli effetti desiderati.
Ne consegue che è soprattutto importante fornire le conoscenze con
modalità efficaci, entro un contesto in cui va accordata fiducia e
credibilità ai valori fondanti la cultura della pace, valori che devono
radicarsi nella coscienza, per entrare a far parte dei vissuti
quotidiani e divenire indicatori di marcia riguardo alle azioni da
compiere. Occorre intervenire, quindi, oltre che sul piano cognitivo,
anche sul piano psicologico, relazionale, morale e culturale, curando
efficacemente la correlazione tra obiettivi, contenuti e metodologia.
Per questa ragione i progetti di educazione alla pace non possono non
essere che complessi: essi vanno costruiti, preferibilmente, stabilendo
intese funzionali tra i docenti, perché il lavoro individuale isolato,
per quanto ricco di motivazioni, non fornisce adeguata garanzia per la buona riuscita del percorso educativo, che
dovrebbe offrire occasioni formative a tanti livelli ed assumere
un’apertura quanto più possibile inter e/o multi disciplinare. Fermo
restando che è preferibile sperimentare un’ampia ed organica gamma di
esperienze, in ogni caso vanno particolarmente curati i momenti
significativi nell’economia del progetto e vanno privilegiate le
situazioni in cui gli allievi sono coinvolti direttamente.
Infatti, è attraverso la partecipazione attiva che si facilita
l’interiorizzazione dei valori connessi con la cultura della pace. Per
rendere l’allievo effettivamente compartecipe gli si dovrebbe
assicurare un ruolo impegnativo nella progettazione e nella gestione
delle iniziative. Sul piano metodologico-didattico, si suggerisce la
ricerca, il confronto, il dialogo, l’elaborazione personale e
creativa, la valutazione
critica dei fatti e dei problemi presi in esame, al fine di motivare gli
allievi e mobilitare le loro risorse intellettuali, operative,
inventive, affettive. Si consiglia anche di affrontare le tematiche
attuali in chiave problematica, ricorrendo possibilmente ai quotidiani.
In questo caso l’allievo va guidato alla corretta decodifica dei testi
giornalistici. L’incontro con la cronaca è valido, a patto che il
passato non si appiattisca o si vanifichi nel presente, poiché, come si
è accennato prima, è lo studio della storia che consente di
comprendere le cause spesso remote di tensioni mai sedate, che il tempo,
anzi, ha alimentato fino al deflagrare dei conflitti armati.
Nel
progetto dovrebbe avere, pure, accentuato rilievo l’ambito
artistico-espressivo, non
soltanto in termini di fruizione critica, ma anche in termini di
produzione creativa. E’ appena il caso di ricordare che va dato spazio
al genere di attività afferenti a tale ambito, anche perché i
linguaggi non verbali hanno una nativa valenza interculturale, essendo facile
attraverso di essi l’approccio con le altre culture. Ciascun allievo,
mediante l’uso dei linguaggi culturali che meglio si confanno al suo
personale bisogno di espressione e di comunicazione, potrà dare forma al proprio sentire e porsi in relazione agli obiettivi da
perseguire, fornendo il proprio originale apporto. L’arte, la musica,
il canto, la danza, il cinema, il teatro, la fotografia, il cartellone,
possono divenire, quindi, momenti
di lavoro idonei a far capire e sentire, non meno delle discipline
umanistiche e scientifiche, che la pace è un fine raggiungibile con
l’impegno personale di ciascuno.
Ovviamente,
anche un progetto di educazione alla pace deve conformarsi alle fasi
“tradizionali” di un
qualsiasi percorso di progettazione. Occorre, quindi, costruire un piano
di verifica del percorso e di valutazione degli esiti
con specifico riferimento alla coerenza progettuale interna,
all’efficacia delle risorse impiegate ed ai risultati concretamente
conseguiti a seguito dell’esperienza maturata.
Lo studio delle preferenze di studio
ovvero degli stili di apprendimento dei nostri allievi rientra, così
come altri campi di indagine, nel settore della "Ricerca
Azione", in quel settore cioè che fonda le sue basi su un metodo
di ricerca e sperimentazione, dai cui risultati discende un’azione
diretta sul lavoro degli insegnanti.
Si è incominciato a parlare di
preferenze o stili di apprendimento, quando lo sviluppo della moderna
scienza neurologica ha evidenziato la presenza di caratteristiche
soggettive, che da un lato facilitano l'apprendimento e dall'altro lato
lo ostacolano. Lo sviluppo della neurologia ha evidenziato la stretta
connessione tra i nostri sensi e la capacità di apprendimento che
ciascuno di noi possiede. Costituendo i nostri sensi dei canali di
entrata delle informazioni, ne consegue che sull'apprendimento incide
l’interconnessione che lega il corpo con la mente.
In termini cognitivi, infatti,
ciascuno soggettivizza il proprio approccio alla conoscenza preferendo
chi la visione delle cose, chi l’ascolto delle cose, chi il fare le
cose, ovvero un tipo di interazione visiva, auditiva e cinetica.
Una ulteriore differenziazione degli
stili di apprendimento può essere fatta in termini temperamentali,
affettivi ed emozionali. Il mondo delle emozioni e dei sentimenti, il
temperamento individuale entra in stretta sinergia con il pensiero, con
il linguaggio, determinando le differenze e le diverse efficienze. In effetti, ciascuno attiva il proprio processo di
apprendimento secondo uno stile
di efficienza temporale
di efficienza attentiva
di efficienza procedurale
di efficienza esecutiva
di efficienza temperamentale
In altri termini, ogni singola
persona, coordinando in maniera differenziata le proprie abilità
cognitive con la propria identità psico-emotiva, apprende in maniera
soggettiva. Pertanto:
è veloce o lenta;
ha tempi variabili di durata attentiva;
è più o meno capace di condurre un
progetto e di portarlo a soluzione;
ha proprie abilità nel richiamare in
memoria informazioni pregresse e riutilizzarle;
ha capacità proprie nel dominare
l’ansia e la tensione;
ha un proprio modo di porsi di fronte
agli ostacoli ed un suo modo di superarli;
ha un proprio modo di essere in termini
di tenacia, di tolleranza alla frustrazione.
E’ stato dimostrato che esiste
differenza tra soggetti riflessivi e soggetti impulsivi, tra
estroversi ed introversi. In genere, un introverso propende a capire più
il dettaglio delle cose, ad essere un tipo di studente analitico e
sequenziale. Al contrario, un estroverso tende a cogliere il senso
generale delle cose, ad essere un tipo di studente sintetico,
globale e non sequenziale.
Sul piano sociale si possono
incontrare studenti che hanno una individuale
preferenza di apprendimento, studenti che sono indipendenti nello studio ed anche nei rapporti interpersonali, nel
senso che godono di motivazione intrinseca, di autonomia e di
auto-stima propria. Di solito, sono i cosiddetti leader di un gruppo.
Essi tendono ad organizzarsi il proprio lavoro. Dall'altro lato, ci
sono gli studenti che prediligono lavorare in gruppo, risultano più
dipendenti dai professori, hanno una motivazione creata dal contesto e
tendono a farsi organizzare il lavoro dall'esterno.
In realtà, sono innumerevoli le
variabili che colorano il modo con cui il soggetto procede nel mondo
dell’apprendimento. Da test fatti in alcune scuole e dalle loro
verifiche si è riscontrato che esistono classi che hanno degli stili di
apprendimento preponderanti e classi che hanno, invece, una più
equilibrata e bilanciata distribuzione di stili di apprendimento.
Una scuola rispettosa
dell’originalità dei singoli alunni, osserva sistematicamente le loro
caratteristiche. Da un lato, essa è tenuta ad adottare metodi di
insegnamento che si addicono agli stili di apprendimento che gli alunni
prediligono e possiedono, ma al tempo stesso essa è tenuta a sviluppare
strategie e capacità di apprendimento non possedute o parzialmente
possedute dagli alunni. In ultima analisi, il lavoro di una scuola, che
vuole incidere sugli stili ed influire in maniera positiva sul processo
di crescita dei propri allievi, indubbiamente, deve essere molto
versatile. |
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Il “cooperative learning”, o apprendimento cooperativo, è un
insieme di tecniche di conduzione della classe, nelle quali gli studenti
collaborano in piccoli gruppi per attività di apprendimento e ricevono
valutazioni in base ai risultati conseguiti.
E’, quindi, sostanzialmente un modo di condurre la classe in
gruppi, dove fra i membri si realizza e si esprime una condivisa
convergenza verso uno scopo comune ed una forte interdipendenza di
struttura.
Le altre caratteristiche dell’apprendimento cooperativo sono :
a) l’eterogeneità;
L’eterogeneità è l’aspetto essenziale, in grado di porre le
premesse per la ricerca di risposte non banali, per la riflessione e
l’elaborazione dei contenuti.
Occorre creare le
condizioni perché ci sia un clima positivo, dove ciascun alunno
riceva dal gruppo il giusto sostegno e sia motivato all’esercizio delle
competenze. E’ pure necessario che i componenti del gruppo imparino
insieme e l’uno dall’altro. Il gruppo, infatti, non deve
divenire un alibi per lavorare meno e per sfruttare gli altri, ma il
luogo del confronto costruttivo e della responsabilità individuale e
collettiva. A tal fine la comunicazione deve essere aperta, franca,
trasparente, in grado di fornire feedback chiari ed accettabili sui
comportamenti e sui risultati.
I vantaggi del cooperative learning sono abbastanza ovvi:
Obiettivo del cooperative
learning è anche la prevenzione dell’abbandono scolastico, in quanto
indirettamente consente di operare su alcune variabili legate alla
problematica del drop-out come l’isolamento sociale, la mancanza
di strategie efficaci di studio, la demotivazione. Infatti, organizzando
il lavoro di gruppo su contenuti disciplinari, si possono recuperare gli
allievi a rischio a due livelli:
1)
rispetto alla
socialità;
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COME
SI FA LA
"DIDATTICA BREVE"
La
Didattica Breve è l’insieme delle metodologie di insegnamento che, a
parità di rigore scientifico e di contenuti di programma rispetto alla
didattica tradizionale, si pongono anche l’obiettivo di una
significativa riduzione nei tempi dell’insegnamento e
dell’apprendimento. La Didattica breve, pertanto, non fa tagli ai
programmi; anzi, si confronta con la didattica tradizionale a parità
dei contenuti disciplinari da proporre e, per diventare breve, si
identifica di fatto con la ricerca
metodologica disciplinare, che è una ricerca volta a migliorare la
qualità dell’insegnamento-apprendimento con l’intento principale di
contrarne la durata. Non è dunque la Didattica Breve una didattica
frettolosa, approssimativa, riassuntiva, come la sua denominazione
potrebbe indurre a credere. Al contrario, si tratta di una didattica
molto premeditata, molto curata negli approfondimenti concettuali e, per
realizzare guadagni temporali consistenti, si fonda sulla procedura
della ricerca.
Un’altra
operazione ricorrente in Didattica Breve è la distillazione, con la
quale si vogliono porre in evidenza delle logiche. Termino questo discorso introduttivo sulla Didattica Breve, puntualizzando che essa non si avvale soltanto di contributi metodologici nuovi, ma accetta, recupera e potenzia anche le metodologie del passato che vanno nella direzione indicata dalla Didattica Breve stessa . Non vi è dunque conflittualità tra il passato e la Didattica Breve; al contrario, vi è rispetto e continuità, nella piena consapevolezza che difficilmente si può essere innovativi rispetto al passato se non lo si conosce. |
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data pubblicazione ultimo articolo: 25/01/2005 |
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