I 18 PUNTI DELLA POLITICA SCOLASTICA DI FIORONI
Non
ho in animo di elaborare
l’ennesima riforma complessiva del sistema
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NUCLEI DELLA POLITICA
SCOLASTICA |
CONTENUTI |
INTERVENTI LEGISLATIVI |
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La
Scuola |
Il ruolo della scuola riguarda ü
trasmissione
del sapere essenziale alla cittadinanza attiva ü
formazione
delle competenze culturali e professionali necessarie all’inserimento nel
mondo del lavoro. La scuola è progetto condiviso e
patto di responsabilità. |
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Il
Cacciavite |
Non serve
né una logica abrogativa né la restaurazione di una scuola del passato. La via
giusta, in un sistema fondato sulle autonomie, è l’attivazione di processi di
trasformazioni condivisi. |
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Partire
dalle esperienze scolastiche migliori |
Bisogna
muovere dal tessuto fitto e vitale di alleanze tra scuola e territorio che
caratterizza numerose realtà del nostro paese, per costruire le condizioni e
gli strumenti di uno sviluppo effettivo e generalizzato delle risorse della
scuola e delle potenzialità dell’ autonomia scolastica. |
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La scuola
è importante strumento di riproduzione e di sviluppo della comunità nazionale. La scuola
è contesto comunitario e identitario, comunità in cui si realizzano ü
percorsi
di crescita culturale ed umana ü
prove
concrete di solidarietà e di coesione sociale ü
esperienze
di inclusione ed integrazione di alto valore civile ed etico. Con il sostegno
delle Autonomie Locali e in primo luogo dei Comuni, la scuola può diventare l’anima
laica della società, l’esperienza
scolastica può divenire la palestra più importante per lo sviluppo di una
cultura, e perfino di una passione, democratica dei giovani. L’autonomia
scolastica ha in sé tutte le potenzialità necessarie allo sviluppo della
dimensione comunitaria della scuola. E’
importante un’azione del Parlamento sugli organi collegiali di gestione
dell’autonomia. |
A Precisazione riferimenti normativi
riguardanti l'istituzione dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo
dell'autonomia scolastica A Legge Finanziaria 2007: istituita
l'Agenzia nazionale in sostituzione dell'INDIRE e degli IRRE del 28 dicembre 2006) |
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Scuola
e territorio. Stato, Regioni, Autonomie Locali, Autonomie Scolastiche |
L’autonomia
scolastica costituisce il quadro di riferimento principale dei processi di
innovazione e di riqualificazione di cui l’intero sistema educativo ha
bisogno. Pretendere di imporla dall’alto, con atti dirigistici legislativi o
amministrativi, sarebbe un grave errore. Il metodo
migliore è quello della concertazione con le scuole e tra le scuole e delle
intese con gli attori istituzionali – le Regioni e le Autonomie locali – che
hanno competenze sul sistema educativo. C’è bisogno
del contributo attivo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni
professionali, delle associazioni dei genitori e degli studenti. La
declinazione dell’offerta formativa secondo i bisogni formativi del
territorio non può in nessun modo dar luogo a un diritto all’istruzione,
diversificato secondo il luogo di residenza e secondo le caratteristiche
economiche e sociali dell’origine familiare. |
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Equità
ed eccellenza |
La scuola
che vogliamo è una scuola capace di coniugare equità ed eccellenza, capace di
garantire ü
le
pari opportunità di tutti nell’accesso all’istruzione e nella possibilità di
successo formativo ü
l’eccellenza
dei risultati ü
la
valorizzazione dei meriti individuali. In una
società in cui l’apparire vale più dell’essere, l’essere meno dell’avere, le
appartenenze più delle competenze e le fedeltà più dei meriti individuali, è
importante che almeno nella scuola si sappia andare controcorrente, e che i
giovani imparino a rispettare valori diversi. Ma questo non può avvenire se
le capacità e l’impegno individuale dei singoli non vengono riconosciuti e
valorizzati. Dobbiamo
sostenere ed incentivare l’impegno dei giovani a raggiungere l’eccellenza,
dentro la scuola e nei percorsi formativi superiori. |
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Tre temi della massima importanza per il ruolo e per del nostro sistema educativo: ► l’integrazione scolastica dei diversamente abili ► gli immigrati stranieri e l’interculturalità ► l’educazione degli adulti
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L’integrazione
scolastica dei diversamente abili |
Un
significativo aumento di allievi diversamente abili si è avuto, negli ultimi
cinque anni, anche nelle scuole non statali (0,5%). Per
un’integrazione scolastica efficace occorre ü
rivedere l’organico degli insegnanti di sostegno i
criteri della loro distribuzione, a loro preparazione professionale perché
siano funzionali ai bisogni effettivi dei ragazzi diversamente abili e alla classe
in cui essi sono inseriti ü
ottenere
dalle ASL diagnosi effettivamente funzionali superando le difformità dell’integrazione
scolastica tra scuola di base e scuola secondaria superiore ü
costruire
le condizioni per un’organizzazione della didattica più flessibile ed aderente
ai bisogni individuali e alle classi di appartenenza ü
dotare le scuole della strumentazione
tecnologica necessaria. Occorre
utilizzare le anagrafi sanitarie, portare dentro la scuola i ragazzi diversamente
abili che ancora ne sono fuori. La
specializzazione degli insegnanti di sostegno deve essere pienamente valorizzata. Per
l’integrazione dei ragazzi in difficoltà, è importantissima anche la
competenza e l’impegno professionale degli insegnanti curricolari. Bisogna rimuovere
il bizzarro criterio di definizione dell’organico degli insegnanti di sostegno
che con logica tipicamente aziendalistica, calcolava il numero degli
insegnanti di sostegno necessari sul numero totale degli allievi invece che
sul numero degli allievi diversamente abili. |
A Decreto costitutivo di un comitato
tecnico-scientifico e di una consulta delle associazioni dei disabili 2006) |
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Un tema
strategico è costituito dall’impatto nella nostra scuola dell’inserimento dei
figli dell’immigrazione. Si
registra l’incremento di allievi stranieri nei percorsi di formazione professionale
successivi alla scuola media, nei corsi serali per lavoratori studenti della
scuola secondaria superiore, nei corsi dei Centri Territoriali per l’educazione
degli adulti. L’asse culturale
della nostra scuola deve avere al centro le radici culturali europee e
sviluppare tra i giovani la comprensione e l’interiorizzazione della nuova
dimensione europea e delle tradizioni, storie, culture che vi sono sottese e
che la rendono possibile, i contenuti dell’apprendimento devono essere tali
da facilitare il rapporto e lo scambio con altre culture ed identità. Devono
essere messe in campo politiche, anche di formazione degli insegnanti, che
favoriscano attraverso la didattica il dialogo e la formazione interculturale. |
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L’educazione
degli adulti |
L’educazione
degli adulti è elemento essenziale delle strategie dell’apprendimento lungo
tutto il corso della vita. L’educazione
degli adulti dentro il nostro sistema di istruzione e formazione interessa
per vari ordini di motivi: ü
perché
il basso livello di istruzione dei genitori ha un’influenza determinante
nell’insuccesso scolastico dei ragazzi ü
perché
i limiti delle competenze di base ed alfabetiche nella popolazione adulta
anche di fasce di età giovani è un ostacolo per l’ accesso dei lavoratori
alle opportunità di formazione professionale continua e per l’esercizio della
cittadinanza attiva ü
perché
la presenza di quote molto consistenti di lavoratori con modestissimi livelli
di competenze di base e funzionali si traduce in rischi molto forti di
marginalizzazione professionale e sociale. |
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Contrastare la dispersione |
Contrastare
le patologie dell’insuccesso scolastico, della demotivazione
all’apprendimento,degli abbandoni. Tre
dati incontrovertibili: ü
nella
scuola media più del 2,5% dei ragazzi esce ogni anno senza aver conseguito il
titolo. ü
il
tasso di passaggio dei licenziati della scuola media alla scuola superiore ha
raggiunto il 97%, con un andamento in ulteriore crescita. ü
in
Italia come in tutti i paesi UE si ha diritto ad entrare nel lavoro prima dei
18 anni e che sono una percentuale non insignificante i ragazzi che
utilizzano questa possibilità. Nel
programma del governo si prevede l’innalzamento dell’età dell’ingresso al
lavoro dai 15 ai 16 anni in coerenza con il prolungamento di due anni
dell’obbligo scolastico. Occorrono
percorsi misti tra formazione e lavoro in grado di assicurare il
conseguimento di qualifiche professionali e crediti per il conseguimento dei
diplomi. Dobbiamo tornare sulla questione dell’apprendistato formativo. Bisogna
agire sia sul versante della
prevenzione che su quello della compensazione. |
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Occorre garantire in tutte le aree
del paese, a partire dal Mezzogiorno, un pieno equilibrio tra domanda ed
offerta. Le politiche per la scuola
dell’infanzia fanno parte a pieno titolo delle politiche per le pari
opportunità di uomini e donne rispetto al lavoro. Oggi la partecipazione dei bambini
alla scuola per l’infanzia, tra scuole statali, comunali, paritarie, è molto
alta e supera il 97%, il 58% dei quali
nelle scuole statali. Dietro a tutto ciò ci sono anche le
nuove famiglie sempre più prive delle reti familiari allargate di una volta,
e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro. |
A Anno scolastico 2006/2007 - Frequenza
della scuola dell’infanzia dei nati entro febbraio 2004 (Nota prot.
955/Dip. del 31 agosto 2006) |
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Il Tempo Pieno
e il Tempo Prolungato nella scuola di base |
Attivare il tempo pieno e il tempo
prolungato come un modello didattico declinato sulla domanda delle famiglie e
sui bisogni educativi degli allievi, nei diversi contesti territoriali.
rivedere la logica implicita nell’emanazione delle “Indicazioni Nazionali “. Lo Stato non è portatore di una sua
pedagogia e di una sua metodologia didattica, il suo compito è quello di
definire gli obiettivi formativi sulla cui base diventa possibile anche una
seria e scientifica valutazione dei risultati del sistema e delle singole
istituzioni scolastiche; mentre è alle autonomie scolastiche che spetta la
progettazione dei curricoli. |
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Il
superamento del precariato |
►
Enorme
sproporzione tra aspiranti e posti effettivamente disponibili ►
Abnorme
sviluppo di un precariato alimentato incessantemente dalle regole vigenti
relative alle supplenze brevi e alla loro copertura, dalla fisionomia delle
cattedre, dalle modalità di assegnazione dell’organico Le
esigenze che si determineranno per i pensionamenti dei prossimi anni
sono imponenti e vi sono potenzialità interessanti di
aumento dei posti disponibili connesse allo sviluppo di alcuni settori
strategici, dall’educazione degli
adulti all’istruzione tecnico-professionale superiore, dalla generalizzazione
della scuola per l’infanzia agli incrementi di scolarità derivanti
dall’immigrazione straniera. Abbiamo bisogno ●
di
un ricambio generazionale, in una categoria con un livello medio di età molto
alto ●
di
una maggiore presenza nell’insegnamento di docenti maschi Bisogna ●
procedere
alla stabilizzazione progressiva degli insegnanti precari sui posti
disponibili e su quelli che via via si libereranno per i pensionamenti ●
dar
vita ad un piano pluriennale che, agendo sui criteri di assegnazione degli
organici, sull’ ampliamento delle aree disciplinari di riferimento, su una
gestione delle supplenze brevi da parte delle autonomie scolastiche, consenta
il contenimento della riproduzione del precariato. |
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Edilizia
scolastica e sicurezza degli edifici |
La legge 23/1996 non è stata più finanziata. Le carenze
strutturali sono assai estese soprattutto nelle aree del Mezzogiorno e si
riferiscono anche al mancato rispetto delle norme di sicurezza. Occorre un
Patto per la sicurezza dei nostri ragazzi, un nuovo accordo tra Ministero,
Regioni, Autonomie Locali, che renda disponibili nuove risorse e che elimini
la prassi delle proroghe al rispetto di quanto previsto dalla legge 626. |
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●
Verificare
gli eventuali sprechi di risorse, i motivi della diminuzione delle risorse
della legge 440 attribuite all’autonomia scolastica; ●
Avviare
politiche di razionalizzazione e di qualificazione della spesa: -
eliminare, se ci sono, gli sprechi di risorse, dislocando tutto ciò che non è
indispensabile all’azione dell’amministrazione, sulle autonomie scolastiche -
razionalizzare e riqualificare la spesa, tenendo conto sia di specificità
preziose del nostro sistema educativo (come l’integrazione dei diversamente
abili) sia di alcune emergenze o priorità (come l’integrazione scolastica
degli immigrati e lo sviluppo dei livelli di istruzione degli adulti) -
modificare, in questo quadro, la fisionomia del bilancio della Pubblica
Istruzione, non basandolo più sulla sola spesa corrente ma anche sugli
investimenti strategici. |
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Occorre
contestualmente all’impegno principale – che riguarda l’individuazione degli
standard di riferimento dell’attività formativa – rivedere alcuni elementi
specifici delle tecniche di valutazione. Gli
obiettivi da perseguire sono quelli di approdare alla definizione dei criteri
scientifici di valutabilità del sistema e delle singole istituzioni
scolastiche, anche come supporto all’autovalutazione professionale degli
insegnanti. |
A Nuova Direttiva Invalsi (Direttiva
prot. 649 Roma, 25 agosto 2006) |
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La
scuola secondaria superiore |
E’ stato
presentato al Parlamento una proroga di 18 mesi per i decreti legislativi
non scaduti della legge-delega 53/2003 e per il conseguente differimento al
2008/2009 dell’entrata in vigore. E’ un tempo necessario per impostare
correttamente e in progress la realizzazione degli obiettivi
contenuti nel programma del governo: ü Elevare l’obbligo ü Il nuovo biennio ü La valorizzazione dell’ ’istruzione
tecnica e professionale ü La cultura umanistica, la musica,
l’arte ü Gli esami di Stato |
A Conferenza Stato- Regioni: definiti gli
standard formativi minimi nell'accordo del 5 ottobre 2006 A
"Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di
studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di
raccordo tra la scuola e le università” |
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Ascoltare
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Campagna di ascolto delle scuole su
tutti i temi di maggiore importanza e, in particolare, su quelli che
riguardano il secondo ciclo. |
A Nota Dip. Istruzione prot. n. 1256/Dip/Segr “Progetto ascolto” (Decreto n. 764 del 5 luglio 2006) |