I 18 PUNTI

DELLA  POLITICA SCOLASTICA

DI FIORONI

 

 

 
                                   

  SCHEDA A CURA DI
R. CANDELA e C.ROMANO
                                          

       

                                       Non ho in animo di elaborare

                                                                l’ennesima riforma complessiva del sistema

 

 

NUCLEI

DELLA POLITICA  SCOLASTICA

 

CONTENUTI

INTERVENTI LEGISLATIVI

La Scuola

 

Il ruolo della scuola riguarda

ü     trasmissione del sapere essenziale alla cittadinanza attiva

ü     formazione delle competenze culturali e professionali necessarie all’inserimento nel mondo del lavoro.

 

La scuola è progetto condiviso e patto di responsabilità.

 

 

Il Cacciavite

 

Non serve né una logica abrogativa né la restaurazione di una scuola del passato.

La via giusta, in un sistema fondato sulle autonomie, è l’attivazione di processi di trasformazioni condivisi.

 

 

Partire dalle esperienze scolastiche migliori

 

Bisogna muovere dal tessuto fitto e vitale di alleanze tra scuola e territorio che caratterizza numerose realtà del nostro paese, per costruire le condizioni e gli strumenti di uno sviluppo effettivo e generalizzato delle risorse della scuola e delle potenzialità dell’ autonomia scolastica.

 

 

La scuola comunità e anima laica della società

 

 

La scuola è importante strumento di riproduzione e di sviluppo della comunità nazionale.

La scuola è contesto comunitario e identitario, comunità in cui si realizzano

ü     percorsi di crescita culturale ed umana

ü     prove concrete di solidarietà e di coesione sociale

ü     esperienze di inclusione ed integrazione di alto valore civile ed etico.

 

Con il sostegno delle Autonomie Locali e in primo luogo dei Comuni, la scuola può diventare l’anima laica della società,  l’esperienza scolastica può divenire la palestra più importante per lo sviluppo di una cultura, e perfino di una passione, democratica dei giovani.

L’autonomia scolastica ha in sé tutte le potenzialità necessarie allo sviluppo della dimensione comunitaria della scuola.

E’ importante un’azione del Parlamento sugli organi collegiali di gestione dell’autonomia.

 

 

A Precisazione riferimenti normativi riguardanti l'istituzione dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica
(C.M. n. 2 del 3 gennaio 2007)

 

A Legge Finanziaria 2007: istituita l'Agenzia nazionale in sostituzione dell'INDIRE e degli  IRRE
(C.M. n. 76

       del 28 dicembre 2006)

 

Scuola e territorio. Stato, Regioni, Autonomie Locali, Autonomie Scolastiche

 

 

L’autonomia scolastica costituisce il quadro di riferimento principale dei processi di innovazione e di riqualificazione di cui l’intero sistema educativo ha bisogno. Pretendere di imporla dall’alto, con atti dirigistici legislativi o amministrativi, sarebbe un grave errore.

Il metodo migliore è quello della concertazione con le scuole e tra le scuole e delle intese con gli attori istituzionali – le Regioni e le Autonomie locali – che hanno competenze sul sistema educativo.

C’è bisogno del contributo attivo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni professionali, delle associazioni dei genitori e degli studenti.

La declinazione dell’offerta formativa secondo i bisogni formativi del territorio non può in nessun modo dar luogo a un diritto all’istruzione, diversificato secondo il luogo di residenza e secondo le caratteristiche economiche e sociali dell’origine familiare.

 

 


 

Equità ed eccellenza

 

 

La scuola che vogliamo è una scuola capace di coniugare equità ed eccellenza, capace di garantire

ü     le pari opportunità di tutti nell’accesso all’istruzione e nella possibilità di successo formativo

ü     l’eccellenza dei risultati

ü     la valorizzazione dei meriti individuali.

 

In una società in cui l’apparire vale più dell’essere, l’essere meno dell’avere, le appartenenze più delle competenze e le fedeltà più dei meriti individuali, è importante che almeno nella scuola si sappia andare controcorrente, e che i giovani imparino a rispettare valori diversi. Ma questo non può avvenire se le capacità e l’impegno individuale dei singoli non vengono riconosciuti e valorizzati.

Dobbiamo sostenere ed incentivare l’impegno dei giovani a raggiungere l’eccellenza, dentro la scuola e nei percorsi formativi superiori.

 

 

 

 

 

 

Tre temi della massima importanza

per il ruolo e per la qualità

del nostro sistema educativo:

 

      l’integrazione scolastica dei diversamente abili

 

      gli immigrati stranieri e l’interculturalità

 

      l’educazione degli adulti

 

 

 

 

 

 


 


L’integrazione scolastica dei diversamente abili

 

 

Un significativo aumento di allievi diversamente abili si è avuto, negli ultimi cinque anni, anche nelle scuole non statali (0,5%).

 

Per un’integrazione scolastica efficace occorre

 

ü     rivedere  l’organico degli insegnanti di sostegno i criteri della loro distribuzione, a loro preparazione professionale perché siano funzionali ai bisogni effettivi dei ragazzi diversamente abili e alla classe in cui essi sono inseriti

ü     ottenere dalle ASL diagnosi effettivamente funzionali superando le difformità dell’integrazione scolastica tra scuola di base e scuola secondaria superiore

ü     costruire le condizioni per un’organizzazione della didattica più flessibile ed aderente ai bisogni individuali e alle classi di appartenenza

ü      dotare le scuole della strumentazione tecnologica necessaria.

 

Occorre utilizzare le anagrafi sanitarie, portare dentro la scuola i ragazzi diversamente abili che ancora ne sono fuori.

La specializzazione degli insegnanti di sostegno deve essere pienamente valorizzata.

Per l’integrazione dei ragazzi in difficoltà, è importantissima anche la competenza e l’impegno professionale degli insegnanti curricolari.

Bisogna rimuovere il bizzarro criterio di definizione dell’organico degli insegnanti di sostegno che con logica tipicamente aziendalistica, calcolava il numero degli insegnanti di sostegno necessari sul numero totale degli allievi invece che sul numero degli allievi diversamente abili.

 

 

A Decreto costitutivo di un comitato tecnico-scientifico e di una consulta delle associazioni dei disabili
(D.M. del 30 agosto  

       2006)


 

La scuola e i figli dell’immigrazione

 

 

Un tema strategico è costituito dall’impatto nella nostra scuola dell’inserimento dei figli dell’immigrazione.

Si registra l’incremento di allievi stranieri nei percorsi di formazione professionale successivi alla scuola media, nei corsi serali per lavoratori studenti della scuola secondaria superiore, nei corsi dei Centri Territoriali per l’educazione degli adulti.

L’asse culturale della nostra scuola deve avere al centro le radici culturali europee e sviluppare tra i giovani la comprensione e l’interiorizzazione della nuova dimensione europea e delle tradizioni, storie, culture che vi sono sottese e che la rendono possibile, i contenuti dell’apprendimento devono essere tali da facilitare il rapporto e lo scambio con altre culture ed identità.

Devono essere messe in campo politiche, anche di formazione degli insegnanti, che favoriscano attraverso la didattica il dialogo e la formazione interculturale.

 

 

L’educazione degli adulti

 

 

L’educazione degli adulti è elemento essenziale delle strategie dell’apprendimento lungo tutto il corso della vita.

L’educazione degli adulti dentro il nostro sistema di istruzione e formazione interessa per vari ordini di motivi:

ü     perché il basso livello di istruzione dei genitori ha un’influenza determinante nell’insuccesso scolastico dei ragazzi

ü     perché i limiti delle competenze di base ed alfabetiche nella popolazione adulta anche di fasce di età giovani è un ostacolo per l’ accesso dei lavoratori alle opportunità di formazione professionale continua e per l’esercizio della cittadinanza attiva

ü      perché la presenza di quote molto consistenti di lavoratori con modestissimi livelli di competenze di base e funzionali si traduce in rischi molto forti di marginalizzazione professionale e sociale.

 

 


 

Contrastare la dispersione

 

 

Contrastare le patologie dell’insuccesso scolastico, della demotivazione all’apprendimento,degli abbandoni.

 

Tre dati incontrovertibili:

 

ü     nella scuola media più del 2,5% dei ragazzi esce ogni anno senza aver conseguito il titolo.

 

ü     il tasso di passaggio dei licenziati della scuola media alla scuola superiore ha raggiunto il 97%, con un andamento in ulteriore crescita.

 

ü     in Italia come in tutti i paesi UE si ha diritto ad entrare nel lavoro prima dei 18 anni e che sono una percentuale non insignificante i ragazzi che utilizzano questa possibilità.

 

Nel programma del governo si prevede l’innalzamento dell’età dell’ingresso al lavoro dai 15 ai 16 anni in coerenza con il prolungamento di due anni dell’obbligo scolastico.

 

Occorrono percorsi misti tra formazione e lavoro in grado di assicurare il conseguimento di qualifiche professionali e crediti per il conseguimento dei diplomi. Dobbiamo tornare sulla questione dell’apprendistato formativo.

 

Bisogna agire  sia sul versante della prevenzione che su quello della compensazione.

 

 


 

La scuola per l’infanzia

 

 

Occorre garantire in tutte le aree del paese, a partire dal Mezzogiorno, un pieno equilibrio tra domanda ed offerta.

Le politiche per la scuola dell’infanzia fanno parte a pieno titolo delle politiche per le pari opportunità di uomini e donne rispetto al lavoro.

Oggi la partecipazione dei bambini alla scuola per l’infanzia, tra scuole statali, comunali, paritarie, è molto alta e supera il 97%,  il 58% dei quali nelle scuole statali.

Dietro a tutto ciò ci sono anche le nuove famiglie sempre più prive delle reti familiari allargate di una volta, e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

 

 

A Anno scolastico 2006/2007 - Frequenza della scuola dell’infanzia dei nati entro febbraio 2004

      (Nota prot. 955/Dip.

        del 31 agosto 2006)

Il Tempo Pieno e il Tempo Prolungato nella scuola di base

 

 

Attivare il tempo pieno e il tempo prolungato come un modello didattico declinato sulla domanda delle famiglie e sui bisogni educativi degli allievi, nei diversi contesti territoriali. rivedere la logica implicita nell’emanazione delle “Indicazioni Nazionali “.

Lo Stato non è portatore di una sua pedagogia e di una sua metodologia didattica, il suo compito è quello di definire gli obiettivi formativi sulla cui base diventa possibile anche una seria e scientifica valutazione dei risultati del sistema e delle singole istituzioni scolastiche; mentre è alle autonomie scolastiche che spetta la progettazione dei curricoli.

 

 


 

Il superamento del precariato

 

 

          Enorme sproporzione tra aspiranti e posti effettivamente disponibili

 

          Abnorme sviluppo di un precariato alimentato incessantemente dalle regole vigenti relative alle supplenze brevi e alla loro copertura, dalla fisionomia delle cattedre, dalle modalità di assegnazione dell’organico

 

Le esigenze che si determineranno per i pensionamenti dei prossimi anni sono  imponenti e  vi sono potenzialità interessanti di aumento dei posti disponibili connesse allo sviluppo di alcuni settori strategici,  dall’educazione degli adulti all’istruzione tecnico-professionale superiore, dalla generalizzazione della scuola per l’infanzia agli incrementi di scolarità derivanti dall’immigrazione straniera.

 

Abbiamo bisogno

       di un ricambio generazionale, in una categoria con un livello medio di età molto alto

       di una maggiore presenza nell’insegnamento di docenti maschi

 

Bisogna

       procedere alla stabilizzazione progressiva degli insegnanti precari sui posti disponibili e su quelli che via via si libereranno per i pensionamenti

       dar vita ad un piano pluriennale che, agendo sui criteri di assegnazione degli organici, sull’ ampliamento delle aree disciplinari di riferimento, su una gestione delle supplenze brevi da parte delle autonomie scolastiche, consenta il contenimento della riproduzione del precariato.

 

 


 

Edilizia scolastica e sicurezza degli edifici

 

 

La legge 23/1996 non è stata più finanziata.

Le carenze strutturali sono assai estese soprattutto nelle aree del Mezzogiorno e si riferiscono anche al mancato rispetto delle norme di sicurezza.

Occorre un Patto per la sicurezza dei nostri ragazzi, un nuovo accordo tra Ministero, Regioni, Autonomie Locali, che renda disponibili nuove risorse e che elimini la prassi delle proroghe al rispetto di quanto previsto dalla legge 626.

 

 

La spesa per l’istruzione: uscire dall’emergenza

 

 

       Verificare gli eventuali sprechi di risorse, i motivi della diminuzione delle risorse della legge 440 attribuite all’autonomia scolastica;

 

       Avviare politiche di razionalizzazione e di qualificazione della spesa:

- eliminare, se ci sono, gli sprechi di risorse, dislocando tutto ciò che non è indispensabile all’azione dell’amministrazione, sulle autonomie scolastiche

- razionalizzare e riqualificare la spesa, tenendo conto sia di specificità preziose del nostro sistema educativo (come l’integrazione dei diversamente abili) sia di alcune emergenze o priorità (come l’integrazione scolastica degli immigrati e lo sviluppo dei livelli di istruzione degli adulti)

- modificare, in questo quadro, la fisionomia del bilancio della Pubblica Istruzione, non basandolo più sulla sola spesa corrente ma anche sugli investimenti strategici.

 

 


 

La valutazione del sistema

 

 

Occorre contestualmente all’impegno principale – che riguarda l’individuazione degli standard di riferimento dell’attività formativa – rivedere alcuni elementi specifici delle tecniche di valutazione.

Gli obiettivi da perseguire sono quelli di approdare alla definizione dei criteri scientifici di valutabilità del sistema e delle singole istituzioni scolastiche, anche come supporto all’autovalutazione professionale degli insegnanti.

 

 

A Nuova Direttiva Invalsi
Così cambia il sistema di valutazione del sistema italiano

(Direttiva  prot. 649 Roma, 25 agosto 2006)

La scuola secondaria superiore

 

 

E’ stato presentato al Parlamento una proroga di 18 mesi per i decreti

legislativi non scaduti della legge-delega 53/2003 e per il conseguente differimento al 2008/2009 dell’entrata in vigore.

E’ un tempo necessario per impostare correttamente e in progress la

realizzazione degli obiettivi contenuti nel programma del governo:

ü  Elevare l’obbligo

ü  Il nuovo biennio

ü  La valorizzazione dell’ ’istruzione tecnica e professionale

ü  La cultura umanistica, la musica, l’arte

ü  Gli esami di Stato

 

A Conferenza Stato- Regioni: definiti gli standard formativi minimi nell'accordo del 5 ottobre 2006
(Avviso del 16 ottobre 2006)

 

A   "Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università”

(Disegno di legge           n. 1961)

 

 

Ascoltare la scuola concreta, ascoltare gli studenti

 

 

Campagna di ascolto delle scuole su tutti i temi di maggiore importanza e, in particolare, su quelli che riguardano il secondo ciclo.

A Nota Dip. Istruzione

     prot. n. 1256/Dip/Segr

     “Progetto ascolto”

      (Decreto n. 764 del 5   

        luglio 2006)