16
aprile 2007
171/II/R/MPI/1
Parere sui documenti
ministeriali: Cultura, scuola, persona,
Il curricolo nella scuola dell’autonomia, Indicazioni nazionali per
la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado
La
raffinata analisi esposta nei suddetti documenti non può non essere condivisa.
Il concetto che riteniamo fondamentale – e che viene più volte ribadito – è l’indicazione della scuola come luogo deputato all’istruzione e alla educazione.
La
scuola ha da sempre avuto l’obiettivo di educare attraverso la trasmissione di
contenuti culturali: oggi però è cambiato il contesto familiare, sociale,
nazionale ed internazionale.
A
fronte di una sostanziale omogeneità di valori, di indicazioni educative e di
significati esistenziali propri della realtà degli anni ’50 e ’60 ci troviamo,
oggi, a confrontarci soprattutto con la frammentarietà e con la
differenziazione.
Ciò
costringe a chiederci: che cosa realisticamente
può fare la scuola?
A
nostro avviso la scuola non può sostituirsi alle famiglie in crisi né annullare
i modelli spesso distorti dei mass-media e della stessa società, ma deve
trovare – forse inventare - una propria modalità educativa.
Mediante
una solida competenza culturale l’istruzione-educazione deve, più che in passato,
formare lo spirito critico e la capacità di discernimento degli studenti. Ciò
richiede una profonda rivisitazione dei programmi di studio e a questo
proposito preziose sono le indicazioni del Ministro là dove suggerisce, a
partire dalla scuola primaria, una interrelazione e una contemporaneità fra
insegnamenti scientifici, tecnologici e umanistici al fine di disegnare un
quadro globale della cultura nelle varie epoche.
Perché
la competenza culturale diventi significativa per la persona, fino a dare senso
alla vita in tutte le sue dimensioni e potenzialità, occorre che la scuola
trasformi anche le esperienze di relazione in risorsa, in modo che lo studente
impari ad “essere” uomo fra gli uomini, ad uscire da sé e aprirsi all’altro.
1.
Partire dalla situazione
reale, analizzata in un’ottica multifocale, non ideologica.
Sono da considerare:
·
le
emergenze educative;
·
l’educazione
come valore per il bene comune;
·
l’educazione
come fondamento di una società spiritualmente, economicamente e socialmente
migliore;
·
l’educazione
come patrimonio dell’umanità;
·
il
più ampio orizzonte dell’extrascuola e delle varie agenzie educative;
·
la
difficoltà di conciliare la tradizione scolastica con i profondi cambiamenti
normativi (titolo quinto, legge e regolamento sull’autonomia scolastica…);
·
la necessità di sciogliere
al più presto alcuni nodi, come la collocazione (regionale?) degli istituti
professionali (o tecnico-professionali?), il posto della FP, il ruolo del
“territorio”.
2.
Prendere in considerazione,
tra l’altro, i suggerimenti degli organismi internazionali, ad esempio le
indicazioni già contenute nel rapporto Delors: La scuola deve insegnare ad
apprendere, fare, vivere, convivere; le indicazioni dei Saggi francesi sulle
finalità della scuola: La scuola deve aiutare i ragazzi a contestualizzare e
a integrare le conoscenze e a dar loro valore di sistema; gli obiettivi del
Consiglio d’Europa tenutosi a Lisbona nel 2000, fino alle ultime
raccomandazioni della Commissione Europea (18 dicembre 2006), peraltro
opportunamente valorizzate dalla Commissione che ha lavorato a gennaio e
febbraio 2007 sull’innalzamento dell’obbligo e il nuovo biennio.
3.
Individuare con chiarezza
la funzione specifica dell’istituzione scuola, anche per favorire l’interazione
fra i diversi soggetti educanti.
Ricordare che lo strumento
attraverso il quale la scuola realizza le sue finalità è la cultura. Come risulta dal documento
finale sul Biennio, è necessario individuare l’apporto che ogni area disciplinare
offre per il raggiungimento delle competenze. Non bisogna, però, dimenticare che il dialogo tra le varie discipline
realizzato ai più alti livelli della ricerca si fonda su una specializzazione
conseguita nei vari ambiti. Il problema, allora, è far sperimentare ai ragazzi
che le tanto criticate “nozioni” sono indispensabili per orientarsi nell’ambito
dei vari saperi e sottolinearne il valore strumentale.
La scuola non deve solo
offrire “occasioni d’apprendimento”, ma, come in alcuni punti dei documenti
ministeriali viene opportunamente espresso, deve far sì che gli studenti
accostino sistematicamente valori culturali che permangono tali anche con il
succedersi delle epoche: la considerazione del presente storico non deve
ridursi ad un appiattimento sulle emergenze dell’attualità.
4.
Costruire
le riforme in un’ottica di sistema con attenzione alla coerenza dei segmenti, a
livello di struttura, metodo, contenuti e didattica.
5.
Trovare modelli di
cooperazione dei soggetti coinvolti nella scuola. Sarebbe importante non solo
enunciare la collaborazione fra scuola e famiglia, ma formalizzarne gli ambiti,
le procedure e le modalità di intervento, tenendo conto di tale problematica
nella normativa degli OO.CC.
6.
Coinvolgere, nel processo di
costruzione della riforma, coloro che dovranno realizzarla nel migliore e più
partecipato dei modi, i docenti e i dirigenti, valorizzando la loro esperienza
e sostenendo la loro motivazione (sotto i diversi profili: culturale,
professionale e contrattuale).
Non
sempre le istituzioni scolastiche sono davvero comunità professionali perché
mancano strumenti normativi, risorse e professionalità adeguate a realizzare la
condivisione delle finalità educative in ciascuna istituzione scolastica. A
tale proposito, occorre urgentemente provvedere, senza tuttavia pensare
all’Università come unica risorsa per la formazione. La professionalità si
forma attraverso i suoi professionisti. Occorre pensare a un nuovo stato
giuridico per docenti e dirigenti, al rapporto fra “carriera” (in aula) e
formazione/aggiornamento, ai modi e alle caratteristiche dello sviluppo di
professionalità.
L’ambizioso,
ma pur necessario, obiettivo indicato dal Ministro nel suo intervento non può
dimenticare i docenti, molti dei quali, per gran parte della loro carriera
hanno acquisito uno stile didattico lontano da quello oggi richiesto. Si auspica, perciò, che le scuole
dell’autonomia promuovano corsi di aggiornamento che, oggi, si configurano come
vere e proprie riconversioni professionali, ai quali l’UCIIM può dare un contributo
nato dalla sua riflessione sulla scuola in atto.
7.
Prevedere fondi opportuni
per sostenere concretamente le attività nella scuola, la formazione del
personale e la ricerca.
I suggerimenti dell’UCIIM
tengono conto delle riforme già elaborate, dell’esperienza acquisita nei
processi di elaborazione e delle reazioni della scuola militante.
Sembra opportuno riprendere
elementi positivi, validi per tutti gli ordini di scuola, anche dalla Commissione
Brocca:
·
ribaltamento
dell’ottica dall’insegnamento all’apprendimento;
·
individuazione
delle finalità educative delle discipline, in prospettiva interdisciplinare,
che ha implicitamente tratteggiato le competenze raggiungibili;
·
proposta
di contenuti in modo da favorirne l’essenzializzazione (che nulla ha a che
vedere con i cosiddetti “contenuti minimi”);
·
suggerimento
di riflessione metodologico-didattica attraverso indicazioni didattiche,
facoltative;
·
riduzione
del numero degli indirizzi;
·
avvio
di molte sperimentazioni che nel loro esercizio hanno profondamente migliorato
la professionalità dei docenti delle scuole superiori.
A proposito della riforma
De Mauro, si sottolineano i seguenti aspetti positivi:
·
il
metodo di lavoro che, attraverso una Commissione ampia e rappresentativa e
attraverso gruppi disciplinari, ha coinvolto tutte le componenti della scuola
italiana (Associazioni Professionali,
docenti sperimentatori, Università, ecc.), dando il tempo per le necessarie
mediazioni politiche e culturali;
·
la
previsione di riforma graduale modificabile in
itinere a partire dall’esistente;
·
l’ottica
di riforma di sistema;
·
l’individuazione
e la definizione degli obiettivi/competenze;
·
l’attenzione
a una essenzialità dei contenuti che non ne abbassa il livello ma, al
contrario, favorisce la scelta dei nuclei epistemologicamente fondanti;
·
il
curricolo verticale che garantisce la continuità, l’orientamento e la coerenza
culturale;
·
le
riflessioni sulla professionalità docente e i suggerimenti per la formazione
iniziale e la sua successiva valorizzazione.
Aspetti della riforma De
Mauro da ridiscutere sono invece:
·
la
suddivisione in due cicli con il primo ciclo di sette anni ed il secondo di
cinque, a scapito della scuola della preadolescenza;
·
il
rapporto fra scuole autonome e indicazioni nazionali (ad esempio il concetto di
“curvatura” specifica) ;
·
l’apertura
a modalità di organizzazione secondo scansioni e ritmi non uniformi per l’anno
scolastico e la gestione del curricolo: per evitare un guazzabuglio generale,
occorrerebbe validare modelli di esperienze;
·
la
suddivisione talora farraginosa fra ambiti e discipline.
Secondo l’UCIIM, è
importante individuare sedi e gruppi di supporto e di elaborazione della
riforma, con il compito di:
·
indicare
le tematiche fondamentali per la costruzione dei curricoli in un’ottica di
sviluppo coerente dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado;
·
definire
con chiarezza i termini ricorrenti, come “competenze”, “conoscenze”, “saperi”,
“essenzialità”, “standard”, “formazione”…, affinché il necessario adeguamento
nelle istituzioni autonome non sia complicato dall’ambiguità lessicale;
·
verificare
la coerenza fra le dichiarazioni di principio presenti nelle finalità e le
indicazioni attuative;
·
individuare
e proporre gli aspetti disciplinari più rilevanti, fare proposte sui contenuti;
·
prevedere
contestualmente attività di formazione dei docenti e di sostegno alla riforma;
·
indicare
e definire, oltre che competenze culturali, anche competenze cognitive
trasversali.
Occorre inoltre predisporre
un calendario dei lavori, sia per dare alla scuola in atto punti di riferimento
e segmenti certi, sia per permettere agli esperti di calibrare e approfondire
il loro contributo.
ALLEGATO
Documento sui “criteri
generali per la scelta dei contenuti e delle metodologie”
Nella complessità della situazione attuale (rinnovamento della
scuola e attuazione della legge sull'autonomia) ritengo importante individuare
alcuni criteri, generali e condivisi, che sostengano e indirizzino le scelte
dei contenuti e delle metodologie didattiche affinché, pur nella
diversificazione doverosa (anche per ragioni di "libertà di
insegnamento/apprendimento") dei percorsi, siano salvaguardati gli
argomenti che seguono:
- la centralità della persona che apprende;
- la significatività dell'apprendimento;
- il rigore culturale delle proposte e dei progetti;
- una essenzialità dei saperi scientificamente motivata e
qualitativamente alta;
- il ricorso a metodi di ricerca (da parte dei docenti e dei
discenti);
- la consapevolezza dell'unità del sapere;
- la consapevolezza dei limiti di ogni sapere;
- la coerenza del sistema scolastico (anche ai fini della
fattibilità, trasparenza e correttezza della vantazione).
Progettare efficacemente il "rinnovamento dei contenuti e
delle metodologie" è possibile, a mio parere, soltanto ad alcune
condizioni, fra le quali, in via prioritaria, inserirsi nell' orizzonte del
curricolo. La scuola, infatti, nella sua specificità, ha il compito di svolgere
un'azione di educazione, istruzione e formazione di carattere intenzionale e
sistematico, mirata alla finalità di far crescere la persona e di prepararla
alla vita.
Pertanto, nel pensare e preparare il cambiamento, occorre evitare
il rischio di enfatizzare il cambiamento di una sola parte dei fattori che
cooperano alla buona riuscita del processo di insegnamento/apprendimento,
sostenendo invece con forza il valore della coerenza, armonia e
interconnessione delle scelte che si devono compiere ai vari livelli.
Per quanto riguarda i
contenuti, poiché la loro capacità di produrre determinati comportamenti non è
indifferente, un ordine di criteri generali sotteso alla scelta degli stessi
dovrebbe dar peso simultaneamente a:
- l'importanza di un contenuto nel quadro di un determinato
sapere(struttura ed epistemologia);
- il contributo che un determinato contenuto può offrire alla
persona del discente (situazioni dovute all'età, alla vita personale e
pubblica, all'ambiente di appartenenza ecc.)
Persino le considerazioni sul valore formativo delle discipline,
che pure ha dato prova di efficacia, vanno ripensate all'interno del quadro
generale, per evitare il rischio che tutto possa essere ritenuto formativo in
rapporto all'intenzionalità formativa specifica, a danno, per esempio, di
aspetti culturali di lunga durata e/o di una calibrata essenzialità dei saperi.
Per quanto riguarda le metodologie, si può ormai ritenere, dopo anni di
entusiasmi per questa o per quella metodologia, che nessuna metodologia è in
grado di risolvere da sola i problemi dell'insegnamento/apprendimento. Il
possesso delle didattiche disciplinari, invece, può essere un ottimo punto di
partenza per approfondire l'argomento. Infatti nella realtà scolastica occorre
predisporre consapevolmente una serie integrata di strumenti adatta ai vari
momenti dell'azione di insegnamento/apprendimento. Fra i criteri che mi
sembrano prioritari si possono indicare:
- il ricorso a metodologie, anche diverse, che siano attivanti e
motivanti per chi è in situazione di apprendimento;
- la coerenza fra metodologie/obiettivi e contenuti del curricolo;
- la scansione (gradualità) degli approcci disciplinari;
- l'attenzione all'equilibrio nel rapporto fra elementi di teoria
e occasioni "pratiche";
- la qualità del raccordo fra materie sia all'interno della stessa
area disciplinare, sia rispetto ad altra area;
- l'attenzione all'autonomia dei discenti, favorita dal possesso
precoce di opportuni e rigorosi strumenti disciplinari e culturali;
- la verificabilità dei risultati attesi (a livello di conoscenze, competenze, consapevolezza del proprio sapere e di sé...).