Un percorso per definire il codice deontologico
Il percorso che intendiamo tracciare per
arrivare alla definizione del codice deontologico della professione docente non può non recepire determinati principi sanciti dalla
Costituzione, in quanto espressione di diritti-doveri fondamentali:
ü
il dovere di
tutelare la persona, soggetto di diritto (art. 2), nei confronti di ciò
che può nuocere l’integrità psichica e morale ed impedire lo sviluppo della
personalità (art. 3);
ü
il diritto- dovere da parte di ciascun
lavoratore- e quindi anche da parte del docente- di “svolgere una funzione che
concorra al progresso materiale e spirituale della società”(art. 4);
ü
il diritto alla libertà d’insegnamento (art. 33)
che qualifica gli insegnanti come autentici professionisti e non come impiegati
esecutori;
ü
il diritto allo studio (art. 34), che implica
il dovere da parte dei docenti di creare condizioni operative e contesti
favorevoli agli apprendimenti.
Molto
pertinenti, ai fini del discorso che intendiamo svolgere, ci appaiono anche le indicazioni del Libro Bianco, dove
la mission della scuola europea viene
identificata nei seguenti scopi prioritari:
ü
nella società della long life education è indispensabile acquisire il metodo
dell’imparare ad apprendere, ovvero le conoscenze, le abilità e le competenze
necessarie a dominare i cambiamenti sempre più rapidi;
ü
attraverso i saperi è necessario educare,
perché “nell’educazione c’è un tesoro”;
ü
il quarto pilastro dell’educazione è “il
saper vivere insieme”.
E’
evidente, alla luce di questi significati, che oggi una concezione riduttivamente disciplinare e trasmissiva
dell’insegnamento è assolutamente inadeguata. Bisogna che l’insegnante operi in
una prospettiva di apprendimento per tutta la
vita e, soprattutto, che operi
“educando”, cioè occupandosi della persona con una visione integrale e globale.
Ulteriori conferme di quanto andiamo dicendo
provengono dallo Statuto degli studenti e delle studentesse (D.P.R. 249/24
giugno 1998) in cui la scuola viene definita all’art.1
“luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle
conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica”. All’interno del contesto scolastico vanno riconosciuti agli allievi precisi
diritti che puntano alla loro formazione integrale, diritti che il docente è
tenuto a garantire mediante l’adempimento contestuale dei reciproci doveri.
Altre
indicazioni importanti, sostanzialmente coerenti con la Costituzione ed il
dettato europeo, troviamo all’interno del Disegno di
legge delega, approvato dal senato il 13 novembre 2002, specie per quanto
riguarda le finalità generali del sistema di istruzione e formazione.
In
particolare, nel testo delega vengono enfatizzate le
novità introdotte che il docente è chiamato ad applicare e valorizzare, quali:
ü
le opportunità offerte dall’autonomia, che
ampliano il margine di discrezionalità operativa;
ü
la diversificazione didattica e metodologica;
ü
l’apprendimento della tecnologie
informatiche;
ü
le esperienze formative dirette nell’
ambiente del mondo del lavoro, da inserire dentro il percorso formativo
progettato;
Tali
innovazioni implicano per l’insegnante l’esercizio di capacità progettuali, organizzative e di autonomia indubbiamente in linea con il mandato educativo
che oggi la società vuole conferirgli.
L’educazione come dimensione
deontologica della professione docente
A
nostro giudizio, per dare basi stabili e comuni alla professione del docente in
una prospettiva deontologica, è necessario partire dalla normativa fin qui
richiamata, che ci appare ampiamente sintonizzata e convergente nel definire il
tratto fondamentale del docente di oggi: un docente
che sia più che mai un educatore.
Certo, assicurare una formazione di alto e qualificato profilo che valorizzi la persona,
comporta a scuola la presenza di insegnanti costantemente consapevoli della
funzione educativa di ogni azione didattica. L’impegno deve andare oltre la
trasmissione della conoscenze, dei saperi
abilitativi e delle competenze che non
sono l’unico traguardo da perseguire, per quanto ineludibile
e importante. Essi, piuttosto, sono i mezzi necessari per raggiungere il fine
supremo; sono le strade da percorrere per educare e promuovere la persona. Come
insegnanti siamo chiamati a lavorare per la libertà della persona, che
esiste davvero solo quando sussiste una reale capacità di scelta del soggetto e
la responsabilità delle azioni, alla
luce di criteri di condotta chiari e coerenti che attuino valori riconosciuti.
Attraverso la cultura noi istilliamo la
passione per la ricerca dei significati profondi della vita, proponiamo valori che motivano e danno ragioni valide
all’esistenza. Attraverso la cultura
noi aiutiamo la persona a liberarsi dalle dipendenze, arricchiamo e valorizziamo
la sua specificità umana, che comprende un complesso di capacità latenti, come:
affettività, intelligenza, sentimenti, relazionalità,
senso morale, abilità pratiche, autonomia. La promozione e la pienezza umana di
tali capacità contribuiscono alla crescita della persona ed anche al bene della
società, bene che dipende prevalentemente dalle azioni, dai sentimenti, dai
pensieri che la persona realizza nella quotidianità.
Un modo concreto per riempire di contenuti
il codice deontologico, è interrogare
noi stessi sulle ragioni di fondo del nostro essere a scuola, riappropriarci dei
compiti educativi e rendere esplicito quanto la pratica del
buon insegnamento ci porta a fare per la promozione della persona. Pensiamo alla scuola che vogliamo per
l’alunno di oggi, scuola che esige, visto i tempi che
corrono, un supplemento di educazione. Pensiamo agli obiettivi irrinunciabili
che ci prefiggiamo; agli impegni che vogliamo e dobbiamo assumere nei riguardi
della professione e dei colleghi, nei riguardi
degli allievi e dei genitori.
Chiediamoci precisamente: Cosa si può e si
deve fare per far vivere e vivere noi stessi il più pienamente possibile la
scuola come luogo di educazione? Quali comportamenti
assumere e quali campi di intervento privilegiare per
incidere proficuamente in senso educativo?
Partendo da queste
premesse, è possibile abbozzare per sommi capi i contenuti del codice
deontologico della professione docente, dal momento che esso è chiamato a
potenziare ed accrescere l’intenzionalità educativa delle azioni e dei
comportamenti individuali e comunitari realizzabili nella vita di gruppo e nel
lavoro collettivo.
Pertanto,
in termini deontologici nei rapporti con la professione siamo tenuti a :
§
costruire
il contesto educativo insieme con tutti i soggetti cointeressati, pensando
all’educazione in termini di corresponsabilità;
§
elaborare
pratiche di autoanalisi e di autovalutazione delle
attività didattiche e agire costruttivamente con spirito di ricerca per
migliorare l’esistente;
§
differenziare
l’offerta didattico-educativa e produrre la
mediazione didattica più conveniente tra standard formativi, risorse soggettive
e la situazione in cui si opera;
§
approfondire
costantemente la preparazione nelle sue tre componenti fondamentali:
epistemologica, metodologica e relazionale;
§
monitorare
costantemente tempi, spazi, strumenti,
grado di efficacia del lavoro didattico ed individuare i modi più opportuni per
le verifiche;
§
conoscere
la psicologia dell’età evolutiva, per capire meglio gli allievi e favorire il
processo di costruzione di identità personale;
§
partecipare costruttivamente al buon andamento della scuola attraverso gli OO.CC;
§
gestire
la conflittualità non come ostacolo al lavoro comune, ma come forza motivante
che porta all’approfondimento delle questioni su cui sussiste discrepanza
interpretativa o divergenza di opinioni;
§
porre
particolare attenzione alle problematiche concernenti il disagio giovanile,
l’insuccesso scolastico e le condotte devianti;
§
far
emergere la problematica etica, intrinseca a tutti i vari ambiti disciplinari,
e cercare costantemente di convertire i contenuti in conoscenze “sapienziali”;
§
contribuire con i soggetti cointeressati alla costruzione di un P.O.F. che si
ponga in sintonia con le esigenze del presente momento storico e consideri la persona nella ricchezza delle
sue dimensioni.
Nei
rapporti con gli allievi:
§
assumere
i bisogni espressi e silenziosi degli allievi, sia per rispondere all’istanza
della formazione integrale, sia per suscitare interesse e motivazione;
§
basare
l’azione didattica su un “patto formativo” esplicito, in grado di definire
obiettivi chiari, condivisi e realisticamente raggiungibili, su cui far
convergere l’impegno degli studenti;
§
stabilire
un rapporto leale e di fiducia con ciascun allievo;
§
far
emergere, concordare e rispettare le regole e far sì che le stesse non vengano
considerate un impedimento all’esercizio della responsabilità, ma
§
necessarie
allo star bene insieme, al lavoro comune ed al conseguimento degli obiettivi;
§
raccogliere
con attenzione tutti i segnali di “feed –back”, che
indichino le difficoltà da parte degli allievi, e assicurare interventi
tempestivi che vadano a collocarsi nell’attività educativa ordinaria;
§
valutare con intelligenza pedagogica, con equità ed in maniera trasparente, in modo da
migliorare la comunicazione sul processo educativo e puntare all’autovalutazione dell’allievo;
§
valorizzare
gli obiettivi afferenti all’area della personalità e ai valori;
§
diffondere
e legittimare la cultura della legalità;
§
far
sentire gli allievi a proprio agio, curando la relazione e la comunicazione,
rispettando la loro sensibilità ed evitando che vengano esposti a situazioni
d’imbarazzo;
§
facilitare
i percorsi di orientamento personale, scolastico e professionale;
§
far assumere agli allievi non semplicemente il ruolo di destinatari
degli interventi formativi, sia incoraggiando l’esercizio della loro
creatività, sia accogliendone le idee e le iniziative;
§
empatizzare
e privilegiare lo stile del dialogo, dell’accoglienza e dell’ascolto attivo;
§
approfondire ed esaminare le
questioni da punti di vista divergenti, garantendo libertà di
espressione, di convinzioni, di religione;
§
evitare
che sentimenti di simpatia ed antipatia possano insorgere ed interferire nella
relazione didattica ed educativa;
§
favorire lo sviluppo di una socialità positiva e di un’identità solidale;
§
tener
sempre un comportamento che sia d’esempio e che non sia inficiato da messaggi
ed atteggiamenti contraddittori.
Nei
rapporti con i colleghi :
§
ritenere
essenziale il coinvolgimento di ciascuno e l’integrazione delle competenze;
§
mettere
a disposizione dei colleghi le proprie esperienze e competenze;
§
curare
un clima di rispetto e di collaborazione;
§
adoperarsi
perché le decisioni siano prese con il massimo di competenza e consapevolezza;
§
rispettare
il segreto professionale come membro dei consigli di classe e del collegio dei
docenti;
§
adoperarsi
perché il comportamento di ciascuno si ispiri all’etica professionale nella
corresponsabilità e condivisione dei compiti;
§
contrastare
sia eventuali atteggiamenti autoritari, sia eventuali atteggiamenti lassisti,
ed ogni intemperanza incompatibile in un luogo educativo;
§
evitare
di diffondere notizie riservate che possano lederne il prestigio.
Nei
rapporti con la famiglia:
§
riconoscere
la famiglia come interlocutore indispensabile della professionalità e, nel
rispetto dei ruoli e delle competenze,
incoraggiare lo sviluppo del partenariato famiglia-
scuola;
§
aiutare la famiglia a prendere coscienza della propria responsabilità
educativa nei confronti dei figli;
§
costruire
un clima di fiducia e di collaborazione;
§
evitare
di formulare giudizi di merito sulla situazione familiare;
§
rifiutare
doni e favori che mirino ad influenzare atti e doveri professionali;
§
comunicare
nelle forme più idonee, mettendo a proprio agio i genitori con un linguaggio
accessibile a chiunque.
Lo stile del docente cristiano: oltre il puramente deontologico
Un
codice deontologico si propone per tutti i docenti, cristiani e non cristiani,
come strumento di assunzione di responsabilità e,
pertanto, dovrebbe essere validato e adottato da ciascun docente. Esso non può
trasformare il docente in dipendente esecutore, mortificandone l’autonomia e
con essa anche la dignità professionale; al contrario
il suo scopo è quello di tutelare la credibilità ed il prestigio della
categoria e della professione, indicando ai docenti, registi della formazione,
i loro doveri professionali.
Noi
ucimini in un
certo senso, abbiamo individuato i
punti nodali della deontologia professionale. Già nel 1946 Nosengo
proponeva la riflessione sulla responsabilità educativa della scuola e sul
dovere degli insegnanti di prendersi cura della loro professionalità per
portare a perfezione l’attività educativa scolastica. Fermo restando che oggi
gli insegnanti non possono ancorarsi ai tradizionali adempimenti del passato,
in ogni caso molto di ciò che scrisse Nosengo resta
indubbiamente attuale, a cominciare dall’atteggiamento di servizio e di rispetto nei riguardi degli allievi e di ogni persona nel concreto contesto dei rapporti
all’interno della scuola. Nosengo ha fornito la
bussola di orientamento per le azioni ed i
comportamenti che doverosamente vanno messi in pratica, giorno dopo
giorno, per essere educatori. Ha fornito non tanto un dettagliato elenco di
doveri quanto i principi a cui dobbiamo ispirarci
nell’esercizio della professione. La lettura e, ancor meglio, la conoscenza
approfondita dei suoi scritti, proprio per la forte affermazione
dell’educazione che si può evincere dagli stessi, non può non arricchire la riflessione in corso
all’interno della scuola italiana sul modello deontologico da elaborare a salvaguardia della dignità e del corretto esercizio della
professione docente.
Nosengo ci ricordava costantemente
che lo stile del docente cristiano è quello del servizio e che noi siamo chiamati
a vivere nella scuola la condizione del docente cristiano praticante. Fede,
cultura, professione docente e vita non vanno separate nella prassi. La fede,
con la forza della verità rivelata, permea le espressioni della vita e si
propone agli altri, cercando la condivisione senza imporre scelte o condotte.
In
verità, la deontologia ha bisogno di
un’anima che va identificata nel valore
e nel significato profondo di ciò che facciamo. Il ricorso al dovere può essere
una vera forza motivante, ma è pur vero che nei
contesti scolastici, dove la responsabilità non viene condivisa, sovente chi fa
il proprio dovere si limita appena a
rispettare gli adempimenti che si impongono come dovuti e non si sente spronato
a elevare il livello delle prestazioni.
Diversa
è la tensione motivante del docente seriamente
cristiano, che ha scoperto il valore ed il significato delle proprie azione e
dei propri interventi. Egli non si
limita a condividere e mettere in pratica
le norme: va oltre il puramente deontologico. Il cristiano dà più di
quanto gli vieni obbligatoriamente richiesto. Mette
nel proprio lavoro un supplemento d’anima, un desiderio inesauribile di ricerca
per migliorarlo costantemente e portarlo a livelli ottimali.
Rivolge sempre più e sempre meglio la propria attenzione all’animo dei ragazzi
per far sentire che ha fiducia nelle loro possibilità. Nessun soggetto è
ineducabile: chi ha bisogno non va allontanato, emarginato o considerato
inadatto alla scuola, al contrario va supportato con un sostegno adeguato.
Il
docente cristiano pensa che credere nell’utopia è realistico e agisce con
spirito d’amore, perché sa che in
ciascun essere, anche nel peggiore, il bene c’è ed a lui spetta il compito
meraviglioso di scoprirlo.