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WALTER E SARA -
Capitolo I

Di lei mi colpì,
quasi immediatamente, la sua vitalità, traboccava, anzi, straripava dai
gesti, dagli atteggiamenti dolci e decisi, dalle movenze delle gambe agili
e snelle, dai fianchi arrotondati, molto femminili e dalla risata
improvvisa, che sul viso serio, scoppiava come lo zampillo di una nuova
sorgiva o come il fragore di un temporale nella sera estiva.
Sembrava anche molto sicura di sé quando venne a stringermi la mano.
Il frastuono della musica cubana in discoteca mi impedì di sentire
chiaramente il suo nome, vidi le sue labbra muoversi e scoprire i denti,
la seguii con lo sguardo mentre scompariva in un gruppo di persone che già
ballava e si accalcava sulla pista. Le luci violacee ed intermittenti
continuavano a lampeggiare, rallentando i movimenti di tutti coloro che si
dimenavano al ritmo di un tamburo.
Avevo l'impressione piacevole, in quel momento, di fare parte di una tribù
che nel movimento frenetico esprime la sua origine darwiniana.
Mi piacque subito. Cercai di avvicinarmi, sentivo rimescolare qualcosa
dentro e non credo fosse soltanto impulso sessuale. L'enorme confusione di
corpi sudati che si muovevano al ritmo concitato della musica, sempre più
indiavolata, mi ostacolò nella ricerca.
Fu solo all'uscita che la rividi. La sua gonna cortissima, le sue gambe
affusolate, i suoi lunghi capelli ramati, mi fecero superare alcune
automobili strombazzanti che uscivano in modo disordinato dal parcheggio,
rischiando di essere travolto e dandomi mentalmente dello stronzo....
quando le fui accanto, notai anche gli occhi, truccati d'ombretto viola,
le labbra mortificate da un rossetto cupo, quasi nero, proprio le labbra
spiccavano e dominavano il viso pallido reso ancora più diafano dalla luce
biancastra che pioveva dal lampione.
- Scusa, non ho capito bene come ti chiami - buttai giù, d'un fiato,
queste banalità, mentre la rincorrevo.
- E' così importante conoscere il mio nome? - fece lei di rimando.
Non mi aspettavo che reagisse in questo modo, i tratti del volto si erano
improvvisamente induriti e le labbra non sorridevano più.
- Beh, volevo solo salutarti - ero imbarazzato e stavo arrampicandomi per
trovare una frase che la colpisse, che attirasse la sua attenzione, quando
la sua mano s'appoggiò al braccio che sventolavo per aria.
Dio! La mia mania ridicola di gesticolare, in quel momento mi apparve più
che mai inopportuna, è vero che disegnare l'aria con quel movimento quasi
circolare mi dava fiducia e ribatteva con forza rimbalzante le parole, ma
in quel preciso istante ebbi l'impressione di essere un idiota.
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