associazione professionale cattolica
di dirigenti, docenti e formatori
della scuola e della F.P.

catholic professional association
of teachers, school managers
and school and vocational trainers


FRANCESCA INCANDELA è nata a Castelvetrano il 18 Ottobre 1955 ma dalla nascita risiede a Mazara del Vallo. Dopo la maturità, conseguita presso il liceo classico “G. Giacomo Adria” di Mazara del Vallo, ha proseguito gli studi universitari laureandosi a Palermo in Lettere Moderne con 110 e lode, dopo avere discusso una tesi sulle varianti fonetiche e lessicali presenti in una raccolta di proverbi del settecento. Vincitrice di concorso a cattedra, ora insegna lettere italiane e storia nell’I.T.C. “ Francesco Ferrara “ di Mazara. Sposata, con tre figlie, ama i film impegnati, la narrativa italiana ed inglese, la musica contemporanea ed il teatro.
Le sue prime “novelle” risalgono alla prima adolescenza. La scrittura, per lei, prendeva forma già allora nella rappresentazione e nella identificazione di ciò che l’io percepisce dal mondo esterno. Durante gli anni scolastici la sua creatività è stata apprezzata ed incoraggiata; ciò le ha permesso di vincere alcune borse di studio, di continuare le sue “prove” di scrittura poetica e narrativa. Alla fine degli anni ’80 le fu offerta gratuitamente la possibilità di scrivere per alcuni giornali locali e del trapanese e la sua collaborazione da allora è proseguita fino ad oggi: International doc, Confronto, Nuova Città,  Il Belice, L’informazione, L’informatore cittadino, La Voce, Nuovi Itinerari e L’opinione.Attraverso le centinaia di articoli di vario genere (cultura, politica, costume e società) Francesca Incandela prende contatti con altri esponenti culturali del territorio quali Peppe Pirrello, giornalista e scrittore, i familiari di Rolando Certa, altro valido esponente della poesia, lo scrittore Gianni Diecidue, la concertista Giuseppina  Linares Villani
e la poetessa Irene Marusso che in una sua recensione  prevede “un luminoso avvenire letterario” per la nostra autrice.

 

 

 Il suo carattere indipendente ed orgoglioso la porta a rifiutare aiuti interessati, preferisce agire da sola e pubblica la sua prima raccolta di poesie inserendo non le più recenti ma quelle che risalgono anche a vent’anni prima.
Il titolo della silloge “AILANTO” (da cui è tratta la poesia
"DOMANI") suscita critiche, ma esso, nella somiglianza dei frutti di un albero che muoiono ancora attaccati, vuole significare la “morte” degli ideali politici della poetessa, fortemente ancorati ad un comunismo utopico ed umanitario. La raccolta viene accolta favorevolmente e i numerosi consensi letterari spingono l'autrice ad uscire da un certo isolamento e la pungolano a mettere alla prova altri aspetti del suo talento. Nel ’97 si cimenta con la narrativa per ragazzi con "ONDA AZZURRA". Si tratta di una raccolta di brevi racconti e poesie, di cui una dialettale, l’unica finora resa pubblica. Il libro, contenente un apparato didattico di schede di lavoro, viene adottato come libro di testo nella scuola media; nel ’98 la scrittrice pubblica la sua terza fatica "LE STAGIONI DI CAMILLA", una delicata ma divertente storia di una ragazzina alle prese con la crescita e la famiglia; anche questo libro viene apprezzato dai giovanissimi lettori.
Sono anni di incontri con altri poeti, critici, pittori, giovani filosofi ed aspiranti poeti, sono anni di serate dedicate alla poesia e alla musica, continuano i premi e i riconoscimenti a Trapani, Erice, Menfi, Partanna, Palermo, Trefontane, Castelvetrano, Alcamo, Salemi.
Alla fine del 1999 Francesca Incandela porta alla stampa un romanzo scritto nel corso di un’estate,
"WALTER E SARA", in cui affronta il tema del disagio giovanile con uno scritto incisivo e con un linguaggio che suscita tra i cittadini molto scalpore; ma l’autrice ritiene tale atteggiamento indice di ipocrita sordità di fronte alle problematiche attuali.
Nella sua seconda silloge "PENSIERI DISORDINATI", pubblicata nel 2000, è evidente la crescita e la maturazione poetica a cui la scrittrice è pervenuta. Ha di recente pubblicato un nuovo romanzo "QUESTA NOTTE E PRIMA CHE SPUNTI L’ALBA", una storia d’amore e di morte sullo sfondo di una pericolosa trasgressione qual è la droga.
(Seguono: "DOMANI" dalla silloge "Ailanto" - Edizione Mazzotta 1996 e la prima parte del Capitolo I del romanzo "WALTER e SARA").


DOMANI

Domani deciderò:
se restare
a riannodare
le vele della memoria...
tra i muri
accarezzerò le crepe del tempo.
          Ho amato la mia terra
          quando spargeva
          profumi di zàgara
          negli autunni dorati.
Domani deciderò:
se fuggire
recidendo i rami
della nostalgia...
A ritroso
porterò i passi
sui sentieri dei fichidindia.
          Amo ancora la mia terra
          anche se adesso
          emana solo odori
          dolorosi del disincanto.

   

WALTER E SARA - Capitolo I

Di lei mi colpì, quasi immediatamente, la sua vitalità, traboccava, anzi, straripava dai gesti, dagli atteggiamenti dolci e decisi, dalle movenze delle gambe agili e snelle, dai fianchi arrotondati, molto femminili e dalla risata improvvisa, che sul viso serio, scoppiava come lo zampillo di una nuova sorgiva o come il fragore di un temporale nella sera estiva.
Sembrava anche molto sicura di sé quando venne a stringermi la mano.
Il frastuono della musica cubana in discoteca mi impedì di sentire chiaramente il suo nome, vidi le sue labbra muoversi e scoprire i denti, la seguii con lo sguardo mentre scompariva in un gruppo di persone che già ballava e si accalcava sulla pista. Le luci violacee ed intermittenti continuavano a lampeggiare, rallentando i movimenti di tutti coloro che si dimenavano al ritmo di un tamburo.
Avevo l'impressione piacevole, in quel momento, di fare parte di una tribù che nel movimento frenetico esprime la sua origine darwiniana.
Mi piacque subito. Cercai di avvicinarmi, sentivo rimescolare qualcosa dentro e non credo fosse soltanto impulso sessuale. L'enorme confusione di corpi sudati che si muovevano al ritmo concitato della musica, sempre più indiavolata, mi ostacolò nella ricerca.
Fu solo all'uscita che la rividi. La sua gonna cortissima, le sue gambe affusolate, i suoi lunghi capelli ramati, mi fecero superare alcune automobili strombazzanti che uscivano in modo disordinato dal parcheggio, rischiando di essere travolto e dandomi mentalmente dello stronzo.... quando le fui accanto, notai anche gli occhi, truccati d'ombretto viola, le labbra mortificate da un rossetto cupo, quasi nero, proprio le labbra spiccavano e dominavano il viso pallido reso ancora più diafano dalla luce biancastra che pioveva dal lampione.
- Scusa, non ho capito bene come ti chiami - buttai giù, d'un fiato, queste banalità, mentre la rincorrevo.
- E' così importante conoscere il mio nome? - fece lei di rimando.
Non mi aspettavo che reagisse in questo modo, i tratti del volto si erano improvvisamente induriti e le labbra non sorridevano più.
- Beh, volevo solo salutarti - ero imbarazzato e stavo arrampicandomi per trovare una frase che la colpisse, che attirasse la sua attenzione, quando la sua mano s'appoggiò al braccio che sventolavo per aria.
Dio! La mia mania ridicola di gesticolare, in quel momento mi apparve più che mai inopportuna, è vero che disegnare l'aria con quel movimento quasi circolare mi dava fiducia e ribatteva con forza rimbalzante le parole, ma in quel preciso istante ebbi l'impressione di essere un idiota.
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